L’ortica

IMG-20160503-WA0003[1]L’ortica (Urtica dioica L.) è una pianta erbacea appartenente alla famiglia delle Urticaceae.

Pianta cosmopolita, si trova spontanea in tutta Italia e in tutta l’Europa nei campi incolti, nei boschi e nei fossi. In Italia è presente anche l’Urtica urens, meno comune rispetto all’U. dioica.

In passato era molto conosciuta come pianta tessile: durante la fase di maturazione dei frutti si effettuava la raccolta dei fusti, dai quali, dopo una fase di macerazione e decorticazione, si otteneva una fibra molto resistente, utilizzata per la fabbricazione di corde, stuoie e tele.

Il nome del genere Urtica deriva dal latino “urere”, bruciare, e da “tactus”, tatto, ovvero pianta che brucia quando si tocca, per l’effetto delle sostanze irritanti contenute nei peli. Il termine dioica deriva dal greco “di” = due, e da “oikos” = casa, (due case), per il fatto che l’ortica ha fiori femminili e  fiori maschili separati, portati da individui diversi.

È caratterizzata da un rizoma stolonifero, strisciante, di colore giallo; un fusto erbaceo eretto, alto 30 – 120 cm; le foglie opposte, picciolate, ovate-oblunghe, con margini dentati; le infiorescenze, poste alle ascelle delle foglie, costituite da amenti verdastri eretti (fiori maschili) e da amenti penduli più lunghi (fiori femminili); il frutto è un achenio di piccole dimensioni, ovali e bruno-olivastri.

La pianta è ricoperta di peli trasparenti ed urticanti, che se osservati al microscopio, appaiono rigidi e a forma di ampolla a collo allungato, contenenti un liquido irritante dovuto alla presenza di acido formico, istamina e acetilcolina.

È una specie a fioritura estiva – autunnale, in particolare da maggio a novembre. Preferisce terreni di medio – impasto, irrigui, ricchi di sostanza organica e di azoto (pianta nitrofila).

La sua coltivazione non richiede cure particolari, trattandosi di una pianta molto resistente, e il suo impianto prevede la messa a dimora di piantine su file distanti 25-30 cm e di 10-15 cm sulla fila.

Quali sono le parti utilizzate della pianta?

Si utilizzano tutte le parti della pianta (foglie, fusti e radici), tranne i semi.

L’ortica viene considerata una pianta colorante perché dalle foglie possono essere estratti dei pigmenti tintori, tra cui la clorofilla a, clorofilla b e carotenoidi come β-carotene, xantofille e tracce di licopene.

Le foglie tingono i tessuti di color verde, mentre le radici, ricche di tannini, di colore giallo.

Quando si possono raccogliere?

Le foglie vengono raccolte da aprile a settembre, manualmente o tramite normali falciatrici, e successivamente vengono essiccate molto rapidamente in luoghi caldi e bui.

Le radici vengono raccolte in autunno.

Inoltre le foglie contengono vitamine C, flavonoidi (rutina), tannini ed oligoelementi (silicio, calcio, ferro, potassio, manganese e fosforo), che conferiscono alla pianta proprietà benefiche e curative: antisettiche, astringenti, diuretiche, toniche, emostatiche, antianemiche, rimineralizzanti, contro la caduta dei capelli e della forfora.

In agricoltura viene utilizzato il macerato di ortiche, come antiparassitario e fertilizzante naturale.

In cucina vengono utilizzate le foglie bollite (con la bollitura si perde la capacità urticante), in sostituzione degli spinaci, nella preparazione di gustose pietanze, come minestre, risotti, frittate, torte salate e ripieni oppure per colorare di verde la sfoglia di tagliatelle e gnocchi di patate.

In fitoterapia l’ortica viene utilizzata sotto forma di infuso, decotti e tintura madre.

Loriana Cardone

Laureata in Scienze e Tecnologie Agrarie